Il Bhakti Yoga

Il bhakti yoga è la via della devozione, dell’amore verso il divino. E’ la via dell’abbandono, della resa al fuoco della ricerca spirituale – quella nostalgia inconscia di tornare Uno, di fonderci con il Tutto. E’ la via incarnata da Krishna.

Il bhakti yoga è lo yoga del Cuore, e al tempo stesso “il Cuore dello yoga”. Bhakta è infatti il devoto, colui che realizza il Sé infinito non attraverso lo sforzo o l’intelletto, bensì attraverso l’amore e la resa al divino. Egli si inchina all’energia cosmica che pervade il mondo e da essa si lascia pervadere, fino a raggiungere quello stato in cui non vi è più separazione, tornando a essere Uno con il cosmo.

Non esiste alcun risultato spirituale possibile senza devozione, senza abbandono, perché qualcosa di molto importante verrebbe a mancare: l’apertura vera e totale del Cuore, che è la nostra stessa natura

La via dell’abbandono richiede molta fiducia. Non contempla alcun controllo, alcuna logica, la mente tace di fronte al desiderio del cuore di tornare alla sorgente. Ma questa fiducia non è ottenuta attraverso la volontà dell’ego, che a un certo punto vuole fidarsi e arrendersi… accade e basta, se glielo permettiamoperché è già lì da qualche parte nascosta dentro di noi, e non vuole altro che tornare in superficie, proprio come quando eravamo piccoli ed era del tutto naturale sentirla. E quando accade c’è un’esplosione di gioia e di energia come mai sperimentata prima. L’ego e la paura semplicemente scompaiono nell’estasi e nella felicità senza oggetto, senza causa.

Chi fa yoga avrà sentito parlare spesso della famigerata apertura del Quarto Chakra. Tutti ne parlano, pochi lo hanno sperimentato davvero. Viviamo in un mondo che sin dalla nascita non ci invita a mantenerlo aperto, anzi, sin da piccoli impariamo a chiuderlo per difenderci – dalle delusioni, dalle ferite, da un modello educativo sbagliato che tarpa molti slanci vitali del bambino.

Abituati a non sentire nulla, perché così ci sembra di essere più al sicuro, da adulti non appena sentiamo qualcosa siamo sopraffatti e talmente spaventati di esporci nudi e vulnerabili da chiudere di nuovo istantaneamente quel piccolo spiraglio di apertura. E se è accaduto, se ci siamo aperti, magari proiettiamo chissà quali scuse al fatto che comunque era una situazione particolare, come se nella quotidianità fosse impossibile ripetere l’esperienza.

Invece non solo è possibile, ma il bhakti yoga ci insegna che si deve aprire il cuore proprio qui e ora, indipendentemente dalle condizioni esterne, perché ogni luogo e ogni persona che incontriamo è intrisa di essenza di vita, dello spirito creativo e di quello stesso amore che permette all’universo di accadere ogni singolo istante. Che poi l’altra persona ne sia altrettanto consapevole, è un discorso a parte che non conta nemmeno troppo.

Una delle pratiche più immediate e potenti del bhakti yoga è il canto di mantra, chiamato anche Mantra Yoga, che si esercita da soli oppure in gruppo (in quest’ultimo caso si parla di kirtan, in cui la partecipazione degli ascoltatori non è passiva come a un concerto normale ma è al contrario attiva e coinvolgente).

I mantra sono suoni sacri che entrano in connessione con la chimica del cervello da un lato, e con la vibrazione spirituale del nostro essere dall’altro. Ci portano velocemente in uno stato di pace, di quiete mentale, di gioia e di libertà viscerali, se appunto ci abbandoniamo al canto e al suono lasciando andare le barriere culturali, personali o intellettuali. Potremo anche alzarci e ballare, o meglio lasciare che il corpo sia danzato: non siamo noi a muoverlo, è la musica a danzarlo. Questa è resa, questa è fiducia, questo è abbandono a una forza vitale che non è controllabile, nemmeno quando crediamo di farlo. Prova, e scopri in prima persona la differenza tra il fare e il lasciare che accada. 

Io stessa non mi sarei mai e poi mai ritenuta una bhakti, la cultura di cui faccio parte mi ha impedito per molti anni di percepire questa parte di me, sbocciata immediatamente quando ho partecipato ai primi eventi kirtan, ancora prima che cominciassi a fare yoga. Il riconoscerla pienamente e il portarla nella mia vita consapevolmente, però, ha richiesto diversi anni ancora.

La bhakti è il fuoco che spinge alla trasformazione, è la nostalgia del ritorno a casa, il desiderio profondo cioè di tornare a uno stato di non separazione. E’ ciò che ti spinge a dare e a darti.

Lo yoga e il bhakti yoga viaggiano insieme, lo yoga senza bhakti non ha molto senso. Grazie allo yoga ci svestiamo piano piano di attaccamenti e paure anche molto antiche, che ci impedivano questa apertura, e che come abiti polverosi vengono lasciati cadere a terra e abbandonati, ma la vera realizzazione non è eseguire in modo perfetto asana complessi o tenere a bada lo stress. La vera realizzazione è Amore. Il vero successo è Essere. Siamo abituati a fare, ad agire: faccio yoga, faccio meditazione, faccio l’amore, muovo il corpo, respiro. Io. Io. Io. Nel bhakti yoga non c’è nessun fare, nessuna azione personale. Lascio che sia l’amore, l’esistenza a muovermi, secondo i suoi tempi.

Senza devozione lo yoga diventa una ginnastica, una serie di esercizi sterili, vuoti di significato e pieni invece di ego: ecco perché lo yoga moderno rischia spesso di diventare una performance, perché non siamo più in grado di dare senza volere qualcosa in cambio. E se provassimo a rilassarci, senza cercare di ottenere nulla? Se provassimo a gioire di ogni nuova sensazione? Se provassimo a inchinarci allo spirito dell’esistenza che è sempre lo stesso ovunque andiamo, che è nelle immense montagne selvagge come nella piantina in vaso sul balcone? Se provassimo a fare yoga non per noi stessi, ma per gli altri? Non per me, ma per te

Siamo sempre in movimento, sempre alla ricerca di un risultato, di un’esperienza; ma chi pratica la via del cuore può sentire che in realtà tutto si espande e arriva dall’interno, senza sforzo, semplicemente ascoltando e restando in contatto con la propria fonte interiore, con il divino che non ha forma né attributi, che non è da qualche parte lontano nell’etere, ma è proprio qui e ora, in ogni manifestazione, in ognuno di noi, come le onde del mare che seppur distinte non sono separate da lui.

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